Asia e Rebecca hanno scelto di svolgere il loro percorso di mobilità previsto dall’Università di Torino con CIFA ETS in Etiopia, contribuendo rispettivamente ai progetti SECOND LIFE e PRO.M.ET.EO.
Attraverso le loro parole raccontiamo aspettative, scoperte e riflessioni su cosa significhi lavorare nella cooperazione internazionale, tra sfide quotidiane, incontri e nuove consapevolezze.

ASIA
Imparare sul campo, tra sostenibilità e nuove opportunità
Progetto SECOND LIFE
1. Asia, raccontaci qualcosa di te e del tuo percorso di studi.
Sono una studentessa italiana di laurea magistrale in Area & Global Studies for International Cooperation. Il mio percorso di studi si concentra soprattutto sull'interconnessione tra tre dimensioni fondamentali: economia, società e ambiente.
Credo che comprendere il rapporto tra questi tre elementi sia essenziale per promuovere uno sviluppo realmente sostenibile e inclusivo.
2. Perché hai scelto di svolgere il tuo tirocinio con CIFA in Etiopia?
Sono molto interessata al lavoro di CIFA e, soprattutto, al suo modo di operare. È un'organizzazione solida, con una struttura ben definita e una visione orientata al futuro.
Ho visto in questa esperienza un'importante opportunità di apprendimento, perché credo che ci sia sempre moltissimo da imparare.
L'Etiopia, inoltre, è uno dei Paesi in cui CIFA ha sviluppato una presenza particolarmente strutturata e radicata nel tessuto sociale locale. Per questo mi è sembrato il contesto ideale per conoscere da vicino il funzionamento di un'organizzazione impegnata nella cooperazione internazionale.
3. Quali sono state le tue prime impressioni e cosa ti ha colpita maggiormente dell'Etiopia?
La scoperta più sorprendente è stata sicuramente la straordinaria ricchezza e varietà della cultura etiope.
È un Paese caratterizzato da centinaia di gruppi etnici, tradizioni e identità differenti, che lo rendono incredibilmente affascinante.
Questa esperienza mi sta facendo capire quanto ancora abbia da conoscere. Una delle prime consapevolezze che ho maturato è proprio quella di sapere molto meno di quanto immaginassi. E credo che riconoscerlo sia il miglior punto di partenza per imparare davvero.
4. Cosa ti entusiasma maggiormente di questa esperienza e quali competenze speri di sviluppare?
Ciò che mi entusiasma di più è poter essere qui, conoscere le persone, confrontarmi con loro e imparare qualcosa da ciascuna.
Il team di CIFA Etiopia è estremamente accogliente e competente, due caratteristiche che rendono questa esperienza particolarmente preziosa per una giovane tirocinante.
Dal punto di vista professionale, vorrei sviluppare competenze nella programmazione e nella gestione dei progetti, passando dalla teoria alla pratica.
Mi interessa soprattutto comprendere come funziona concretamente il Project Cycle Management, scoprendone non soltanto gli aspetti più stimolanti, ma anche le difficoltà e le complessità che accompagnano il lavoro quotidiano.
5. Stai contribuendo al progetto SECOND LIFE, che promuove formazione professionale, inclusione e competenze green. Quali aspetti ti interessano maggiormente?
Credo profondamente nell'importanza di investire in un'educazione inclusiva, capace di creare opportunità per tutte e tutti.
Allo stesso tempo, ritengo fondamentale che la dimensione ambientale sia parte integrante di questo percorso. La sostenibilità non può essere considerata un elemento secondario: oggi rappresenta una necessità urgente.
SECOND LIFE lavora proprio sull'incontro tra queste dimensioni, promuovendo competenze professionali, inclusione e attenzione all'ambiente.
Per me è particolarmente interessante poter osservare come principi che spesso studiamo soltanto sui libri, come quello della sostenibilità, possano trovare un'applicazione concreta attraverso le attività di un progetto.
Vorrei comprendere meglio questo processo e, nel mio piccolo, contribuire alla sua realizzazione.
6. Quale contributo speri di portare al lavoro di CIFA?
Spero di portare soprattutto la curiosità di una studentessa, insieme all'entusiasmo e alla voglia di mettermi in gioco di chi sta iniziando a confrontarsi concretamente con questo settore.
Voglio ascoltare, osservare, imparare e collaborare in maniera propositiva con le persone che incontrerò.
Credo che il valore di questa esperienza stia proprio nella possibilità di crescere attraverso il confronto e di trasformare ciò che ho studiato in una conoscenza più profonda della realtà.

REBECCA
Ascoltare, comprendere e costruire opportunità
Progetto PRO.M.ET.EO, Dire Dawa
1. Rebecca, presentati e raccontaci quali sono i tuoi principali interessi di studio.
Mi chiamo Rebecca e sono una studentessa del corso di laurea magistrale in Area & Global Studies for International Cooperation presso l'Università di Torino.
Il mio percorso accademico si concentra sullo sviluppo internazionale, con un interesse particolare per il continente africano, le migrazioni, il pensiero decoloniale e i femminismi.
Sono tematiche che considero profondamente connesse e che mi hanno portata a interrogarmi sulle disuguaglianze, sulle dinamiche di potere e sulle opportunità che le persone hanno di costruire autonomamente il proprio futuro.
2. Cosa ti ha spinta a scegliere CIFA e, in particolare, il progetto PRO.M.ET.EO in Etiopia?
Sono stata attratta soprattutto dal progetto PRO.M.ET.EO, perché affronta questioni che mi stanno particolarmente a cuore: le migrazioni, la protezione dei giovani in movimento e la creazione di opportunità concrete per chi vive situazioni di vulnerabilità.
Ciò che mi ha colpita è l'approccio integrato del progetto, che non si limita a rispondere alle emergenze, ma combina protezione, accoglienza, sostegno psicosociale, istruzione e formazione professionale.
Credo sia fondamentale riconoscere che i bisogni delle persone sono strettamente collegati e che un intervento efficace debba tenerne conto.
Ho apprezzato anche il coinvolgimento di partner e istituzioni locali e il fatto che il progetto operi in tre città, contribuendo a costruire risposte più sostenibili e radicate nei territori.
L'Etiopia rappresenta inoltre un contesto particolarmente significativo per approfondire le dinamiche migratorie nel Corno d'Africa. Volevo andare oltre lo studio teorico e comprendere come queste tematiche vengano affrontate concretamente, con tutte le sfide e le priorità che caratterizzano il contesto locale.
3. Cosa ti ha colpita maggiormente da quando hai iniziato questa esperienza?
Una delle scoperte più importanti è stata rendermi conto di quanto la realtà di un progetto sia più complessa di ciò che emerge dai documenti e dalla pianificazione.
Sono arrivata con molte domande e idee maturate durante i miei studi, ma lavorare sul campo mi sta mostrando quanto possa essere articolato trasformare gli obiettivi in attività concrete. Anche quando le finalità sono chiare, bisogna confrontarsi con bisogni differenti, risorse limitate, procedure istituzionali e situazioni che non sempre si sviluppano come previsto.
Mi ha colpita anche quanto si possa imparare dalle relazioni quotidiane: dalle conversazioni informali, dall'osservazione e dal modo in cui le persone collaborano.
Sto comprendendo sempre di più quanto siano importanti il contesto, le relazioni e la capacità di adattarsi.
Soprattutto, sto imparando che comprendere davvero una situazione richiede tempo e che raramente esistono risposte semplici.
4. Quali competenze vorresti sviluppare durante la tua esperienza in Etiopia?
Vorrei approfondire la mia conoscenza delle migrazioni nel Corno d'Africa, comprendendone le cause strutturali, le esperienze dei giovani migranti e il significato di una protezione realmente efficace dal loro punto di vista.
Mi interessa anche sviluppare competenze pratiche nella gestione dei progetti e comprendere come i team prendano decisioni, affrontino gli imprevisti e adattino gli interventi alle esigenze delle persone.
Un altro aspetto fondamentale è imparare a lavorare con rispetto e consapevolezza in contesti delicati.
Sono convinta che queste competenze non possano essere acquisite soltanto attraverso lo studio, ma richiedano esperienza diretta, ascolto e una riflessione costante sul proprio ruolo.
5. Attraverso PRO.M.ET.EO, CIFA accompagna giovani in situazioni di vulnerabilità verso nuove opportunità. Quale contributo vorresti portare al progetto?
Vorrei innanzitutto offrire un supporto concreto al team di Dire Dawa, contribuendo alle attività operative e imparando dall'esperienza delle persone che lavorano quotidianamente sul territorio.
Mi interessa particolarmente comprendere se e in che misura un progetto riesca a rispondere ai bisogni reali delle persone a cui si rivolge.
Monitorare i risultati è fondamentale, ma credo che i numeri, da soli, non possano raccontare tutta la storia.
È importante chiedersi se i giovani riescano effettivamente ad accedere al sostegno di cui hanno bisogno, quali difficoltà continuino ad affrontare e quali aspetti degli interventi possano essere migliorati.
Vorrei inoltre contribuire attraverso una prospettiva attenta alle questioni di genere.
Le condizioni di vulnerabilità non vengono vissute allo stesso modo da tutte le persone. Il genere e altri fattori possono influenzare profondamente le esperienze e le opportunità.
Per questo ritengo essenziale che le esigenze e i punti di vista delle ragazze, delle giovani donne e degli altri gruppi vulnerabili siano realmente ascoltati e considerati nelle decisioni progettuali.
Non penso di dover portare soluzioni dall'esterno, ma piuttosto di poter lavorare insieme al team, valorizzando le conoscenze e l'esperienza di chi opera già in questo contesto.
6. Qual è, secondo te, la sfida più importante per chi lavora nella cooperazione internazionale?
Credo che una delle sfide principali sia imparare a convivere con la complessità.
I progetti operano all'interno di vincoli concreti: risorse limitate, esigenze diverse e situazioni che possono cambiare rapidamente.
Non sempre ciò che viene pianificato funziona come previsto, ed è importante saper riconoscere le difficoltà, imparare dagli errori e adattare le proprie strategie.
Ma credo che la sfida più profonda riguardi il modo in cui ci poniamo nei confronti delle persone e delle comunità con cui lavoriamo.
Dobbiamo interrogarci costantemente sul nostro ruolo, sulle nostre convinzioni e sulle dinamiche di potere di cui facciamo parte.
Un buon lavoro di cooperazione parte dall'ascolto e dal riconoscimento del valore delle conoscenze locali.
7. Cosa diresti a una giovane persona che sta pensando di intraprendere un'esperienza nella cooperazione internazionale?
Direi di arrivare con delle domande, non con delle risposte.
La cooperazione internazionale richiede disponibilità ad ascoltare, a mettere in discussione le proprie convinzioni e ad accettare che non sempre esistano soluzioni immediate.
È un lavoro impegnativo, che richiede consapevolezza, capacità di riflessione e rispetto per le persone e per i contesti in cui si opera.
Ma se si è mossi da un impegno autentico per l'equità e per il diritto di ciascuno a costruire il proprio futuro, può essere un'esperienza profondamente significativa.
Per me, il valore di questo lavoro sta proprio qui: contribuire a creare opportunità più eque, riconoscendo sempre alle persone il diritto di essere protagoniste delle proprie scelte.
UNA FORMAZIONE CHE DIVENTA ESPERIENZA
Le testimonianze di Asia e Rebecca raccontano due prospettive differenti, accomunate dal desiderio di comprendere, imparare e contribuire. Da un lato, l'attenzione alla sostenibilità, all'inclusione e alla formazione professionale attraverso SECOND LIFE. Dall'altro, l'impegno per la protezione dei giovani, l'equità e l'ascolto delle persone più vulnerabili attraverso PRO.M.ET.EO. Entrambe le esperienze mostrano quanto il confronto tra conoscenze accademiche e lavoro sul campo possa rappresentare un'occasione preziosa di crescita personale e professionale.
Per CIFA, accogliere giovani in percorsi di mobilità significa anche favorire questo incontro: offrire opportunità di apprendimento, promuovere lo scambio di competenze e contribuire alla formazione di una nuova generazione di professioniste e professionisti della cooperazione internazionale.
Perché la cooperazione si costruisce anche così: attraverso l'incontro, l'ascolto e la volontà di imparare gli uni dagli altri.