Quale è il primo passo da fare per iniziare una procedura di adozione internazionale?

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Occorre rivolgersi ai Servizi Sociali territoriali competenti, che forniranno informazioni sull’Iter da seguire. Saranno gli stessi Servizi a compiere gli accertamenti necessari sulla coppia, redigere una relazione psicosociale che successivamente sarà valutata dal Tribunale che esprimerà il suo giudizio. Per i documenti necessari al fine dell’ottenimento dell’idoneità, è opportuno rivolgersi al Tribunale dei minori di competenza. Una lista generale è comunque disponibile su www.tribunaledeiminori.it/adozione.php

Cosa fare una volta ottenuto il decreto?

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Dopo l’ottenimento del Decreto d’Idoneità, la coppia ha un anno di tempo per individuare l’Ente autorizzato a cui affidare l’incarico. E’ pertanto necessario contattare gli Enti e fissare degli incontri informativi e conoscitivi, al fine di capire qual è l’associazione che soggettivamente ispira più fiducia, che è alla base del rapporto contrattuale. Successivamente al conferimento dell’incarico, la coppia è tenuta a comunicare tale avvenimento al Tribunale per i Minorenni di competenza.

Una coppia in possesso del decreto di idoneità può rivolgersi ad un ente autorizzato che non opera nella propria Regione di residenza?

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La coppia si deve rivolgere ad un ente che abbia l’autorizzazione ad operare nella Regione di residenza. Il territorio italiano è stato suddiviso in 5 macroaree che accorpano diverse Regioni ciascuna. Il CIFA è autorizzato ad operare in tutte le macroaree, dunque su tutto il territorio nazionale.

Un single può effettuare una adozione internazionale?

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NO. Secondo la legge italiana un single può adottare solo in Italia, ma la situazione del bambino adottabile deve potersi inquadrare nei casi particolari, nei quali viene tenuta in considerazione la particolare relazione affettiva tra il minore e la persona singola; questo particolare legame, che viene ad acquistare rilevanza giuridica, deve essere precedente all’accertamento dello stato di abbandono.

Una coppia di fatto può adottare?

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NO. Per adottare in Italia è indispensabile essere sposati. Tuttavia, lo stato di convivenza precedente al matrimonio viene comunque tenuto in considerazione (sempre se dimostrabile attraverso prove documentali o testimoniali).

Una coppia omosessuale può adottare?

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NO. Al momento, per una coppia omosessuale, secondo la legge italiana non è possibile accedere all’iter adottivo internazionale.

Quanti anni di matrimonio sono necessari, per la legge italiana, per poter adottare?

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Tre anni. Però, se per esempio la coppia non ha ancora maturato i tre anni di matrimonio richiesti dalla legge, ma ha precedentemente convissuto per un periodo che, cumulato ai mesi di matrimonio, raggiunge i tre anni, può presentare domanda di idoneità all’adozione. Faranno fede, per accertare la convivenza come stabile e continuativa, prove documentali o testimoniali.

Gli italiani residenti all’estero possono adottare secondo la legge dello Stato in cui risiedono?

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Nel caso di cittadini italiani che risiedono stabilmente in uno Stato estero da oltre due anni, l'articolo 36, comma 4, della Legge n. 184/83 prevede una deroga al principio secondo cui si dovrebbe applicare il diritto nazionale degli adottanti.
In tale ipotesi, gli adottanti possono scegliere se seguire la procedura stabilita dalla normativa italiana (sopra indicata), oppure la normativa del Paese in cui risiedono.
Se scelgono quest'ultima soluzione, il provvedimento di adozione pronunciato dallo Stato estero non sarà automaticamente efficace in Italia, ma dovrà essere riconosciuto dal Tribunale per i minorenni italiano, su istanza degli adottanti.

Quanto tempo occorre, mediamente, dal conferimento dell’incarico alla proposta di adozione?

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I tempi medi di attesa variano sensibilmente sulla base del paese in cui è stata instradata la coppia, la quale viene adeguatamente informata al momento del conferimento dell’incarico. Come dato puramente statistico, relativamente all’anno 2011, il tempo medio di attesa tra la data di conferimento di incarico e la data di abbinamento è stato di 16 mesi, mentre il tempo medio di attesa tra la data di incarico e l’arrivo del bambino è stato di 21 mesi.

Una volta scelto un ente autorizzato, si può, nel corso della pratica, cambiare Ente avendone nel frattempo individuato un altro?

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SI. E’ possibile revocare l’incarico ad un Ente per conferirlo ad un altro. E’ però importante segnalare che verrà aperto un confronto tra l’Ente e la coppia sulle ragioni che hanno portato a questa decisione, e che non è escluso un coinvolgimento anche del nuovo Ente scelto dalla coppia.

Cosa si intende per affidamento pre-adottivo?

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Una volta rientrati in Italia con il minore adottato, il Tribunale per i Minorenni di competenza rilascerà un provvedimento di affido pre-adottivo oppure un provvedimento definitivo. Per “affidamento pre-adottivo” si intende il periodo che intercorre tra un provvedimento di adozione di un bambino rilasciato dal Paese di origine del minore e la trascrizione di tale provvedimento da parte di un Tribunale dei Minori italiano. Durante tale periodo, i Servizi Sociali competenti incontreranno la famiglia per valutare l’inserimento del minore e ravvisare il suo effettivo interesse all’adozione definitiva in quel nucleo familiare. Per “provvedimento definitivo” si intende la trascrizione del provvedimento straniero da parte del Tribunale per i Minorenni italiano, grazie al quale il minore ottiene la cittadinanza italiana. Tale documento viene rilasciato a seguito della scadenza del provvedimento di affido pre-adottivo, oppure direttamente dopo il rientro in Italia della famiglia, a discrezione del Tribunale per i Minori.

Al momento del rientro in Italia con il bambino è possibile godere di un periodo di astensione dal lavoro?

SI. La maternità adottiva è equiparata alla maternità biologica e gode degli stessi diritti. Come riportato nella Legge Finanziaria per il 2008, in caso di adozione o affidamento preadottivo l’indennità di maternità spetta per cinque mesi dall’ingresso del bambino in Italia o in famiglia, e senza limiti di età dello stesso. Il congedo spetta al padre se la madre lavoratrice non ne usufruisce e, nel caso di adozione internazionale, si può richiedere anche per i periodi di permanenza all’estero. Tuttavia è consigliabile, visti i frequenti cambi di normativa su questi temi, consultare previamente il proprio datore di lavoro, la sede INPS più vicina oppure la propria cassa mutua assistenziale.

Il post-adozione è da considerarsi obbligatorio?

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SI. Al momento del conferimento di incarico, la coppia si impegna a rispettare tutte le scadenze previste dalla legislazione del paese straniero presso il quale andrà ad adottare. Il numero di relazioni, le tempistiche e le modalità di presentazione, nonché il materiale correlato (certificato medico del bambino, certificato scolastico, fotografie, ecc) variano a seconda del paese di adozione. I ritardi nella presentazione allo Stato estero delle relazioni post adozione possono danneggiare i rapporti tra l’Ente e il Paese, e rischiano di creare difficoltà alle coppie che sono in lista d’attesa e desiderano realizzare il loro sogno adottivo.

Le relazioni post-adozione sono scaricabili dal 730?

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L’agenzia delle Entrate con l’istanza d’interpello n° 954-210-2004 del 18/06/2004 ci informa che le spese sostenute per le relazioni e gli incontri post-adottivi, considerato che non costituiscono parte della procedura di adozione, che si ritiene conclusa con il rilascio da parte del Tribunale per i Minori della dichiarazione di efficacia in Italia del provvedimento di adozione emesso dall’Autorità straniera, non potranno essere dedotte nella dichiarazione dei redditi.

Quali spese per l’adozione sono deducibili?

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I genitori adottivi hanno diritto alla deduzione del 50% delle spese sostenute per l’espletamento delle procedure di adozione di bambini stranieri. Le spese per poter essere dedotte devono essere certificate nell’ammontare complessivo dall’ente autorizzato. Si precisa che tra le spese deducibili sono comprese:

  • - spese sostenute dagli aspiranti genitori per l’assistenza ricevuta dall’Ente;
  • - spese per legalizzazione o traduzione di documenti;
  • - spese per richiesta di visti;
  • - spese per soggiorni e trasferimenti;
  • - altre spese sostenute finalizzate all’adozione del bambino.

 

Le spese sostenute in valuta estera devono essere convertite in euro.

Perché il CIFA non può emettere fattura?

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Il Cifa in qualità di Onlus non rilascia ricevuta fiscale, tuttavia a partire dal conferimento d’incarico tutte le spese di adozione sono detraibili ed il Cifa rilascia a tempo debito una certificazione cumulativa delle spese sostenute che servirà alla coppia per il 730.

Perché il CIFA non si occupa anche di adozione nazionale?

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La legge italiana prevede che l’adozione nazionale sia regolata direttamente dai Tribunali per i Minorenni. A differenza dell’adozione internazionale, che rilascia un decreto d’Idoneità, per l’adozione nazionale non è previsto lo stesso documento ma risulta solamente necessario il deposito della domanda presso il Tribunale per i Minorenni di competenza territoriale della coppia. La domanda di adozione nazionale ha durata di 3 anni a partire dal deposito e durante questo periodo le famiglie possono essere contattate dai Servizi Sociali o dal Tribunale per i Minorenni di competenza territoriale per una proposta di adozione.


CIFA ONG

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