|
|
|
|
| in rilievo |
|
|
|
09-03-2011
|
-
|
problemi di apprendimento
|
Mm
|
Cara Monica,
sono la madre di due splendidi ragazzi adottati
L'inserimento in famiglia è stato ottimo.
Per il maggiore ci sono stati alcuni problemi quando frequentava la classe prima media, fortunatamente sono stati risolti con l'aiuto della psicologa e affrontando i genitori di alcuni alunni, dopo aver appurato che erano legati a episodi di bullismo da parte dei compagni. Ora è tranquillo, ha amici e va bene a scuola.
I problemi adesso sono iniziati con il minore che ha avuto sempre qualche difficoltà di apprendimento nella memorizzazione, nella comprensione dei comandi, se non semplificati e nel riferire oralmente. Adesso frequenta la prima media ed i problemi scolastici si sono moltiplicati, portandolo a rifiutare la scuola, a non scrivere i compiti e quindi a non eseguirli, a strappare pagine dai quaderni, ad andare totalmente "in tilt" durante le verifiche in classe o le interrogazioni....
Premetto che, per sicurezza, negli anni passati, abbiamo fatto eseguire al bambino esami diagnostici e test con esperti per valutare se ci fosse un problema di dislessia o di ritardo nell'apprendimento; è risultato che il bambino ha recuperato le difficoltà esistenti all'arrivo in Italia e, anzi, possiede delle buone potenzialità, per il momento legate ad interessi specifici.(Infatti ama suonare il violino ed il pianoforte, disegnare, costruire oggetti, leggere libri scelti da lui...).
Dato che anche io sono insegnante mi sono permessa di suggerire ai professori che, non essendo di lingua-madre italiana, lui non sempre comprende i comandi degli esercizi che gli vengono proposti o i testi che deve leggere. A casa dobbiamo semplificare e rispiegare tutto il lavoro. La risposta è stata che se non ci sono certificazioni di DSA non possono proporgli prove semplificate.Tale risposta io non mi sarei mai permessa di darla a nessun genitore! A questo punto mi chiedo: come mai per gli alunni extracomunitari (quindi di lingua it. 2) nella scuola facciamo tanto e per i bambini adottati niente, anzi c' è chi cerca di metterli in difficoltà e di farli sentire "diversi" dagli altri?
Mi piacerebbe avere un tuo consiglio.
Grazie mille. Saluti
|
| |
risposta
|
Cara Mamma M, quella che descrivi è una situazione diffusa. Il passaggio alle medie costituisce un momento critico. Il rapporto con gli insegnanti diventa meno "personale, aumentano le materie, aumenta la richiesta di astrazione e di studio teorico, i ritmi si fanno più intensi. E non sempre i bambini riescono a entrare in questa nuova dimensione. Sono d'accordo con te, nessun insegnante dovrebbe rispondere come ti è stato risposto. Non ne farei però una questione di differente trattamento per gli "extra-comunitari" rispetto agli "adottati". Davvero non credo sia questo il punto. I bambini sono bambini. Con la loro storia, le loro risorse e le loro fragilità. Vanno accolti tutti, e va loro offerta la possibilità di imparare secondo le proprie possibilità e attitudini. Oggi si fa un grande uso della diagnosi di dislessia, un uso talvolta inappropriato. La diagnosi di dislessia sembra essere l'unica via per ottenere un insegnamento individualizzato e rispettoso dei tempi differenti dei bambini. E' questo che non va bene. Da questo partirei. Il rapporto di tuo figlio con la scuola, strappare i quaderni e rifiutare di fare i compiti è un segno evidente di un disagio e di una difficoltà da prendere in seria considerazione. Soprattutto nella fase evolutiva così delicata della scuola media. Se c'è nella scuola dei tuoi figli un dirigente scolastico con cui sia possibile un dialogo, andrei a parlarci, e a portare il punto di vista dei bambini con storie speciali che richiedono attenzioni speciali. Partirei dal diritto dei bambini ad essere accolti e supportati nel migliore dei modi, Indipendentemente dalle diagnosi e dalle provenienze. Che ne dici? Forse può esserti d'aiuto anche rivolgerti ad un esperto (neuropsichiatra infantile) per chiedere una consulenza specifica e acquisire alcuni strumenti per supportare e aiutare tuo figlio in questo momento difficile. Fammi sapere
Monica Nobile
|
|
|
|
09-03-2011
|
-
|
programma semplificato in prima element...
|
R
|
Innanzitutto faccio i complimenti per questa bellissima iniziativa che è assolutamente molto utile alle famiglie e lo sarebbe ancor più alle scuole se se ne interessassero ma mi auguro che con il tempo le cose si evolveranno.
Dunque il nostro quesito riguarda nostra figlia di 8 anni in Italia da giugno 2010. Abbiamo richiesto l'inserimento alla scuola primaria del nostro paese proponendone l'inserimento in 1° per consolidare le basi ed imparare bene la lingua ed eventualmente valutare a dicembre/gennaio il suo spostamento in 2° qualora la bimba ne dimostrasse le capacità. La scuola l'ha inserita da subito in 2° prevedendo per lei un programma semplificato richiamando quello della 1°. La bimba ha risposto molto bene, si è ottimamente integrata con i suoi compagni ed anzi le maestre dicono che in alcune occasioni è lei che trascina il gruppo. A febbraio abbiamo ricevuto la prima pagella ed è stata una festa! Poi ho parlato con le insegnanti per sapere il loro progetto didattico come sarebbe proseguito soprattutto nei confronti del programma della 2° e loro mi hanno risposto che intendono portare avanti solo il programma di 1° fino a fine anno e poi vedere cosa fare in
estate. Non sono d'accordo perchè mi sembra che venga a mancare una reale progettualità su mia figlia e si carichi la famiglia di un impegno scolastico che non le compete. Ed inoltre ho il pensiero che non avendo fatto nulla del programma della 2° possano addirittura bocciarla tanto (dicono le maestre) i compagni dell'attuale 1° lei li conosce bene. Ma non si pensa all'orgoglio ed all'autostima della bambina? Secondo me si farebbe un gran danno emotivo alla bimba, cosa ne pensi? Nostra figlia è molto orgogliosa e per questo risponde meglio ad un carico di lavoro maggiore per recuperare la scuola pur di essere al pari dei suoi compagni, è lei stessa che spontaneamente lo sta chiedendo perchè si è accorta che non può andare a fare i compiti con i suoi amici perchè non li sa fare e quindi è a disagio. Attendiamo speranzosi buoni consigli.
|
| |
risposta
|
Hai ragione. Va definito un progetto per tua figlia e va definito
ora. Qualunque esso sia occorre il tempo per supportare e preparare la
bambina ai passi futuri. Va inoltre sottolineato che l'estate è un momento
molto importante per consolidare i rapporti familiari, riposarsi e
trascorrere serenamente il tempo con i propri genitori, non può essere un
tempo speso solo a studiare. Ti consiglio di chiedere alle maestre un
incontro e farti spiegare quali saranno i passi futuri. Se non ottieni
spiegazioni chiedi un appuntamento al dirigente scolastico. Se ancora non
riesci a ottenere un progetto definito chiamami e valutiamo insieme la
possibilità di scrivere una lettera firmata da me come psicopedagogista
referente dell'ente con cui hai adottato.
Eviterei le forzature, tua figlia è in Italia da pochissimo tempo. Se non ha ancora affrontato il programma di seconda occorre valutare bene quale è il danno peggiore, se fermarsi un anno o se arrancare durante le classi successive ed essere sottoposta ad uno sforzo troppo grande per lei. E' una valutazione da fare con molta cautela e attenzione. Certamente tua figlia non dovrà sentirsi "bocciata", per questo occorre che già da ora si pensi ad un progetto per lei e ad una strategia che consenta di accompagnarla e supportarla senza ledere la sua autostima.
Fammi sapere
monica nobile
|
|
|
|
02-02-2011
|
-
|
storia personale
|
sportello scuola
|
Abbiamo bisogno di un consiglio poichè siamo alle prese con le prime difficoltà della scuola materna.
In uno dei prossimi giorni è stato organizzato all'asilo un periodo riguardante l'attesa, la nascita e i primi momenti di vita all'interno della famiglia.
Ci hanno dato una scatola vuota da addobbare e riempire con FOTO DEL PANCIONE - PRIMI GIOCATTOLI - PRIMI PANNOLINI - PRIMI VESTITINI ECC.. . A ciò si aggiungerà un' intervista ai genitori che dovranno rispondere a varie domande.
Per le domande ai genitori non ci sono grossi problemi, così come a riempire la scatola, sicuramente troveremo qualcosa.
La cosa che ci preocupa un po' è la reazione che nostro figlio avrà nel vedere che non avrà nella scatola le foto o i giochi o i vestitini che invece avranno tutti gli altri bambini, anche se non sappiamo se lui capirà tutto.
La cosa più semplice sarebbe fargli saltare qualche giorno di asilo. Le maestre comunque ci hanno consigliato di riempire comunque la scatola con quello che abbiamo, affinchè anche il bambino si possa confrontare serenamente con gli altri bambini. ACCETTIAMO CONSIGLI E SUGGERIMENTI.
|
| |
risposta
|
Parlate con le maestre!
Vi sconsiglio di tenere vostro figlio semplicemente a casa qualche giorno, perchè verrebbe a sapere dagli altri bambini dell'attività fatta e sarebbe ancora peggio.
Vi consiglio invece di chiedere un colloquio immediato con le maestre. Spiegate che un'attività svolta con queste modalità minerebbe seriamente quello che il bambino e tutti voi state cercando di costruire nella vostra famiglia.
Proponete di rivedere l'attività, di posticiparla.
Specificate che non volete intromettervi nel loro lavoro che sicuramente loro sapranno fare al meglio, ma che non ritenete che vostro figlio possa affrontare con serenità l'attività così proposta.
Evitate la conflittualità e fate in modo che i vostri rapporti con le maestre non diventino troppo tesi, cercate piuttosto una forma di collaborazione e di aiuto reciproco.
Proviamo a far capire alla classe che un bambino adottato non è una questione privata di un singolo insegnante ma che è una questione delicata da affrontare insieme.
Esistono ormai molte esperienze didattiche che affrontano la storia dei bambini tutelando la sensibilità e le fragilità non solo dei bambini adottati ma anche di tutti quei bambini che vivono o hanno vissuto situazioni familiari particolari.
Vi consiglio di chiedere un colloquio alle maestre e verificare la loro disponibilità a rivedere l'organizzazione dell'attività.
Possiamo poi risentirci e le maestre stesse possono accedere a questo sportello.
|
|
|
|
02-02-2011
|
-
|
apprendimento della lingua
|
sportello scuola
|
Siamo una coppia che ha adottato da alcuni mesi due bambini, un maschio e una femmina.
Adesso, dopo tanti corsi e tanta teoria, siamo diventati genitori per davvero e l'inesperienza aggiunta ad una situazione un po' particolare ci porta ad avere tante perplessità. A tale proposito ti chiediamo un tuo gentile parere sul comportamento di nostro figlio che riteniamo sia abbastanza urgente.
Il bambino ha 4 anni e mezzo e ci sembra attivo e contento. Noi però non abbiamo riscontrato alcun cambiamento nel parlare; le frasi che pronuncia sono poche, sempre le stesse e prive di significato. Oppure ad esempio: passa ore a dire che il papà è brutto e successivamente bello; oppure, altra frase che dice è che al papà vuole poco e tanto bene .
Negli ultimi giorni ci siamo accorti che, nonostante abbiamo cercato di insegnargli a contare fino a cinque lui non riesce a ripetere i numeri in sequenza. Quello che invece ci preoccupa di più è che non sa ancora distinguere neppure i colori (anche se solamente 2) e se glieli facciamo vedere e chiediamo a lui che colori sono, non sà ripeterli nemmeno dopo alcuni secondi.
Dall'altra parte è un bambino secondo noi anche troppo attivo nei giochi di movimento in genere.
Secondo la tua esperienza può essere considerato un evolversi normale oppure ci consigli di cercare qualche aiuto ?
|
| |
risposta
|
E' molto difficile esprimere opinioni così, senza conoscere il bambino.
I comportamenti che mi descrivete potrebbero essere assolutamente normali e conseguenti ad un bisogno di "adattamento e acclimatamento", oppure invece potrebbero derivare da un disagio più profondo.
E' importante sapere, tuttavia, che la prima fase di arrivo in famiglia del bambino è molto delicata.
Il bambino adottato vive spesso l'ansia di essere accettato dai propri genitori, spesso pensa che solo se è bravo sarà amato da loro.
Per questo è fondamentale non mettere fretta ai bambini, non sottoporli a "prove", non richiedere loro prestazioni.
Prima di ogni altra cosa i bambini hanno bisogno di sentirsi al sicuro, solo quando questo sentimento di sicurezza si sarà rafforzato, potranno dedicarsi ad attività di apprendimento con successo.
L'utilizzo della nuova lingua per il bambino adottato sancisce in qualche modo il passaggio (e la perdita) dal paese d'origine al nuovo paese. Porta con sè dolore, paura, forti emozioni.
Lasciate che vostro figlio si ambienti e si senta sicuro del vostro amore, poi potremo insieme capire se esistono problemi di tipo cognitivo e come affrontarli.
|
|
|
maggio 2012
|
|
|
|
PIEMONTE CHIAMA MONDO 2012
|
|
11 gennaio 2012
|
|
|
|
RICCARDI: PER LE ADOZIONI, RIPARTIRE DALLA COOPERAZIONE
|
|
|