I conflitti armati e i protratti spostamenti forzati della popolazione sull’isola di Mindanao, nell’arcipelago delle Filippine, stanno influenzando negativamente molti ragazzi in diverse aree tra cui l’educazione, forzandoli a ruoli normalmente riservati agli adulti.
La guerra intestina nelle Filippine, che dura da quasi quattro decenni, ha causato la morte e la dislocazione di centinaia di migliaia di persone, troncando innumerevoli legami familiari. Una delle conseguenze è che oggi i ragazzi devono farsi carico di responsabilità che sono semplicemente troppo giovani per affrontare, e per cui non sono stati adeguatamente preparati.
E’ infatti normale aspettarsi che bambini molto giovani, ancora nel periodo riservato agli studi, aiutino la famiglia mettendosi a lavorare come venditori ambulanti, guidatori di tuk-tuk o braccianti a cottimo – dice Steven Muncy, direttore esecutivo dell’organizzaizone CFSI, Community Family Services International, che ha base nelle Filippine. Molti di questi lavori finiscono per rientrare in circuiti di sfruttamento.
“Mio padre è stato ucciso quattro anni fa. Da allora, ho dovuto fare qualsiasi tipo di lavoro per aiutare mia madre a prendersi cura dei miei sei fratelli e sorelle” afferma Saidman, 17 anni, del Mindanao.
Un altro fattore da considerare è che, nelle Filippine, i ragazzi sono più svantaggiati delle ragazze nell’accesso all’educazione, e questo avviene ancora di più nel Mindanao. “Più che le bambine – spiega Lourdes de Vera-Mateo, dell’UNICEF – sono i maschi ad essere esposti a forme di vulnerabilità come problemi di salute, sfruttamento lavorativo e violenze di vario tipo”.
Fonte:
CRIN – Child Rights Information Network