In Perù, almeno tre milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni lavorano, specialmente nel settore agricolo e del commercio.
Queste cifre rivelano come la nazione andina abbia il maggior tasso di lavoro infantile di tutta l’area latino-americana, stando alle informazioni procurate dall’Istituto Nazionale di Statistica e Informatica del Perù (INEI) e dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).
Confrontando questi dati con quelli relativi alle fasce d’età della popolazione peruviana, si ottiene che il 42% dei bambini e adolescenti del Perù lavorano; di costoro, 70% lo fa in condizioni di pericolo o di sfruttamento.
La stessa inchiesta ha rivelato che più di un terzo degli adulti che sono genitori di bambini lavoratori avevano svolto attività lavorative, a loro volta, quando erano minori di età. Questo conferma come il lavoro infantile sia una realtà molto radicata in questo paese.
Una possibile riposta a questo circolo vizioso parte dai minori che in Perù hanno creato i movimenti dai NATs, gruppi autogestiti di bambini, bambine ad adolescenti lavoratori che lottano per proteggersi da tutte le forme di sfruttamento, non ultimo quello lavorativo.
Questi gruppi nascono da una valutazione critica che gli stessi bambini fanno sulla realtà che li circonda, e da una valorizzazione critica del lavoro quando può essere sia una forma di sostentamento per le loro famiglie che una occasione di esercizio dei propri diritti, primo fra tutti l'istruzione.
Per questo i movimenti dei NATs chiedono scuola, dignità e lavoro in Perù come in tutti i paesi in America latina e nel mondo dove si stanno diffondendo.
Fonti:
ABI –Agencia Bolivariana de Noticias