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10 settembre 2010
ITALIA: TRIBUNALE TOGLIE BAMBINA A MADRE ’POVERA’
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Le avevano sottratto la neonata subito dopo il parto, avvenuto due mesi fa. E da allora non ha più potuto vederla né avere sue notizie. Secondo i giudici il provvedimento era necessario perché con un'entrata di soli 500 euro al mese la madre non sarebbe stata in grado di provvedere alle necessità di entrambe. Ora il Tribunale dei minori di Trento ha deciso che la bambina è adottabile: in base alla sentenza, nei confronti della bimba potrà essere avviato da subito un affidamento preadottivo, senza attendere il mese utile per l'impugnazione della sentenza.

«ATTO CONTRO NATURA» - Il caso era stato sollevato due mesi fa dallo psicologo Giuseppe Raspadori, consulente di parte, che aveva parlato di «atto contro natura» da parte dei magistrati che «avevano messo in dubbio la capacità genitoriale contrapponendo l'interesse della madre a quello del minore». La madre, cui era stato proposto l'aborto, aveva deciso di partorire nonostante uno stipendio di 500 euro al mese. «La decisione attuale viene vissuta come profondamente ingiusta dalla mamma», dice il suo avvocato Maristella Paiar. «La signora è molto delusa e triste perchè non vede la sua bimba dal giorno in cui è nata e non ha potuto neppure avere notizie dirette dagli operatori che la curano per divieto imposto dal Servizio sociale. È però decisa a proseguire nei suoi sforzi per riavere la sua bambina che non vuole in nessun caso abbandonare. Stiamo, dunque, già predisponendo l'atto di appello».

«NON HANNO RISPETTATO I TEMPI» - Secondo l'avvocato, la sentenza che ora sancisce l'adottabilità della piccola «riprende le inesatte informazioni del Servizio sociale che imputano alla mamma immaturità, povertà materiale ed emotiva e l'avvio della gravidanza come elemento di fragilità, colpa e incoscienza». Secondo il legale, «la sentenza fraintende la consulenza che aveva invece evidenziato come la mamma non ha estremi di irrecuperabilità tali da negarle di essere una mamma sufficientemente capace e 'grazie alla adesione ai programmi di sostegno dei servizi sembrano dimostrare una evoluzione positiva che indica la possibilità di intraprendere una relazione assistita con la figlia». «La consulenza non era nemmeno incerta quanto a tempistiche perchè prevedeva una rivalutazione dopo un anno - aggiunge l'avvocato Paiar -. Un anno è sicuramente un tempo ragionevole per verificare le capacità ed il rapporto mamma-bambina». I giudici - conclude il legale - hanno disatteso, dunque, «sia la consulenza sia le conclusioni di tutti i difensori e del pm che proponevano di offrire una opportunità alla mamma e alla bambina conformemente alle numerose sentenze della Cassazione e della Corte Europea che dichiarano come prima di un simile distacco vadano indagate ed attivate tutte le possibilità di sussidi ed aiuti territoriali per rispettare il diritto del minore a crescere con i genitori naturali».

«ALLARME E SCONCERTO» - Anche il presidente dell'Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani, prende le distanze dalla sentenza: «La drammatica vicenda della giovane madre di Trento a cui, subito dopo il parto, è stata sottratta la figlia dal locale Tribunale per i Minorenni, non può non suscitare allarme e sconcerto tra gli addetti ai lavori e tra la gente». «La bambina è stata già dichiarata adottabile. Si tratta di un provvedimento grave che reciderà per sempre i rapporti tra la madre e la figlia. La legge sancisce che lo stato di adottabilità di un minore debba essere considerato come 'l'ultima spiaggià di un lunghissimo e serissimo percorso, organizzato dal Tribunale al fine di recuperare ogni problematico rapporto tra i genitori ed i figli. Secondo le cronache, la donna avrebbe da subito espresso la ferma volontà di costruire un significativo e valido rapporto con la piccola. Non si comprende il motivo per cui non le sia stata offerta, come è previsto, la possibilità di essere madre».

Fonte:

Corriere.it

 
9 settembre 2010
AIDS: 2 MILIONI DI BAMBINI NEI PAESI POVERI CONVIVONO COL VIRUS
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Ancora un bilancio sul grado di attuazione degli Obiettivi del Millennio, secondo il rapporto dell'Unicef "Progressi per l'infanzia: raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio/OSM con equità". Nel 2008 erano 33,4 milioni le persone che, in tutto il mondo, convivevano con l'Hiv. Nei paesi in via di sviluppo, circa 4,9 milioni di queste persone erano giovani (tra i 15 e i 24 anni). Di questi, 3,23 milioni erano di sesso femminile e 1,64 di sesso maschile. L'Africa sub-sahariana risponde di più dell'80% dei giovani tra i 15 e i 24 anni che convivono con l'Hiv. Nel mondo in via di sviluppo, 2,1 milioni di bambini sotto i 15 anni convivevano con l'Hiv nel 2008. Ed ancora: in tutto il mondo, più del 60% di tutti i giovani che convivono con l'Hiv è rappresentato da giovani donne. Nell'Africa sub-sahariana, le giovani donne costituiscono quasi il 70% di tutti i giovani che convivono con il virus.

Conoscenza: in media, nei paesi a basso e medio reddito, soltanto il 31% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni e il 19% delle ragazze della stessa età sanno come prevenire l'infezione da Hiv. In soli tre paesi - Namibia, Ruanda e Swaziland - la metà o più dei giovani di entrambi i sessi possiede una conoscenza del genere. La conoscenza accurata dell'Hiv/Aids risulta più bassa tra le famiglie più povere e nelle zone rurali dell'Africa sub-sahariana. In Namibia, per esempio, il 68% dei ragazzi istruiti possiede una conoscenza accurata della prevenzione dell'Hiv, mentre soltanto del 33% delle ragazze non istruite si può dire altrettanto.

Protezione e sostegno per i bambini affetti dall'Aids: nel 2008 circa 17,5 milioni di bambini hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell'Aids; 14,1 milioni di loro vivevano nell'Africa sub-sahariana. Prevenzione della malaria attraverso le zanzariere trattate con insetticida (Itn): nel 2008 si sono verificati circa 250 milioni di casi di malaria, che hanno provocato approssimativamente 50.000 decessi. Circa il 90% di questi decessi si è verificato in Africa, per la maggior parte tra i bambini di meno di cinque anni. Nei 26 paesi africani con dati di tendenza, la percentuale di bambini che dormono sotto delle Itn è aumentata da una media del 2% nel 2000 a una media del 22% nel 2008, e 11 paesi hanno decuplicato la loro copertura. [...]

In Etiopia, Cifa Onlus ha un progetto attivo a favore dei bambini affetti da virus HIV o malati di AIDS che vivono in condizioni di povertà. Intervenendo con un programma mirato di sostegno a distanza (oltre che con l'azione progettuale), Cifa fa in modo che questi bambini possano andare a scuola, ricevere i farmaci retrovirali e vivere una vita come tutti gli altri bambini.

Fonte:

SuperAbile Inail

 
8 settembre 2010
UNICEF: AIUTARE I DEBOLI NON E’ ANTI-ECONOMICO
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Secondo uno studio dell'Unicef, pubblicato il 7 Settembre 2010, la comunità internazionale può salvare milioni di vite investendo prima di tutto nelle comunità e nei bambini più svantaggiati. E non sarebbe una scelta antieconomica. Una simile politica permetterebbe di affrontare anche le crescenti disparità che stanno accompagnando i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Osm).

Il direttore generale di Unicef, Anthony Lake, spiega: "Le nostre scoperte sfidano il modo di pensare tradizionale, secondo cui concentrarsi sui più poveri e svantaggiati non è economicamente efficiente. Una strategia incentrata sull'equità è non soltanto una vittoria morale, giusta in linea di principio, ma anche una vittoria giusta nella pratica".

Tali considerazioni emergono da due pubblicazioni: '"Ridurre i divari per raggiungere gli obiettivi" e "Progressi per l'infanzia: Raggiungere gli Osm con equità". Quest'ultimo è il compendio di dati annuale di riferimento dell'Unicef. [...]

In sintesi le conclusioni: - Un approccio incentrato sull'equità migliora l'utile sul capitale investito, evitando un numero molto maggiore di decessi infantili e materni, nonche' di episodi di arresto della crescita. [...]

Fonte:

AGI News On

 
7 settembre 2010
ONU: STOP ALLE VIOLENZE CONTRO I BAMBINI
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Oggi, parlare della violenza sui bambini non è più un tabù. Anni addietro, non avremmo potuto tenere discussioni sull’argomento come possiamo fare ora”. Lo ha detto il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la violenza nei confronti dei bambini, Marta Santos Pais, dopo aver speso un anno di lavoro nella mansione, ad una conferenza tenuta in Ghana nei giorni scorsi.

Un numero di bambini compreso tra i 133 e i 275 milioni sperimenta forme di violenza domestica ogni anno. La maggior parte di costoro vive in Asia e nell’Africa Sub-Sahariana, stando ai dati dell’ONU sulla violenza nei confronti di minori pubblicati in un rapporto del 2006.

Il rappresentante delle Nazioni Unite dichiara di volersi applicare, per i prossimi due anni, alle seguenti quattro priorità: cercare di far passare, in molti paesi, le norme legislative che proibiscono ogni forma di violenza contro i bambini; raccogliere più dati sulle violenze; istituire reti di consultori per i bambini che sono vittime di violenza e far forza sui governi per approvare un piano che si proponga di eliminare ogni forma di violenza sui minori.

I bambini – ha affermato la Santos Pais – devono poter fare affidamento sul fatto che, quando denunciano le violenze subite, non verranno ignorati; questo significa un miglioramento dei sistemi che permettono le segnalazioni delle violenze, e nuove unità di consulenza psicologica nelle scuole e in altre istituzioni”.

Fonte:

IRIN – Humanitarian news and analysis

 
6 settembre 2010
ITALIA: PARCO GIOCHI DISCRIMINA BAMBINI DOWN
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A Gardaland i bambini e ragazzi con sindrome di Down sono esclusi dall'accesso alla maggioranza delle attrazioni. Una trattativa durata mesi tra la direzione del parco e Il coordown, coordinamento di associazioni Down ha portato a un nulla di fatto. Il 25 maggio è avvenuto un incontro con la direzione durante il quale sono state avanzate proposte per riuscire ad arrivare a una soluzione che rassicurasse la direzione ma salvaguardasse la dignità di quei bambini e ragazzi che arrivano al parco per una giornata di svago e ricevono invece un rifiuto. In quest’occasione la direzione di Gardaland si rese disponibile a valutare le proposte impegnandosi a fornire risposte entro una decina di giorni, tempo necessario per una consultazione con il proprio ufficio legale e per la verifica delle limitazioni presenti in altri parchi con analoghe attrazioni.

Ma si trattava di un bluff. La direzione continua a prendere tempo con toni che sembrano aggiungere la beffa al danno. A Mirabilandia questo tipo di discriminazione invece non avviene. «Se la questione si limitasse alla voglia di andare in giostra», scrive in un comunicato stampa l’Associazione Italiana Persone Down, « il problema sarebbe dunque risolto: basterebbe consigliare altri parchi divertimenti. Ma la questione dolente è sul piano etico e culturale: la persona con sindrome di Down è riconoscibile dai suoi tratti somatici e questo genere di discriminazione è un campanello di allarme inquietante e inaccettabile».

Una socia racconta di essere andata con il marito e i due figli, tra i quali un tredicenne con sindrome di Down. «Hanno lasciato salire il bimbo di 2 anni e non lui» ha raccontato incredula «non mi raccontino che sono questioni di sicurezza». L'associazione Down invita a dire NO a questa pericolosa tendenza preferendo altri parchi ed esprimendo il pubblicamente il proprio dissenso.

Fonte:

Vita.it

 
3 settembre 2010
SRI LANKA: BAMBINI TRAUMATIZZATI
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Kannan, 9 anni, di etnia Tamil, era fuggito da casa con la sua famiglia durante il picco dei combattimenti tra i Tamil e l’esercito governativo dello Sri Lanka, durante la feroce guerra civile avvenuta lo scorso anno sull’isola. Kannan abitava a Kilinochchi, la base principale dei ribelli Tamil.

“Ero terrorizzato. C’era sangue dappertutto”. E il trauma di quelle giornate terribili è stato difficile da cancellare. Come questi bambini, che hanno attraversato teatri di guerra, possano uscire definitivamente dal trauma subito, dipende dall’attenzione extra che ricevono – ha affermato Mahesian Ganeshan, uno psichiatra infantile che opera nello Sri Lanka orientale. “Questi bambini hanno bisogno di un ambiente familiare che si prenda cura di loro, e di un ambiente esterno alla famiglia che li aiuti a superare l’esperienza traumatica”.

Molti bambini dello Sri Lanka hanno infatti vissuto l’esperienza dello Tsunami nel 2004, quella della guerra civile oppure entrambe, e tali traumi si sommano spesso alla violenza domestica, alla morte dei familiari, alla perdita di accesso alle cure mediche o all’impossibilità di andare a scuola insieme ad altri bambini.

L’Unicef ha identificato almeno 4000 bambini, tra cui alcuni sono ex bambini soldato, che necessitano di un supporto psicologico urgente. Devono essere inoltre effettuati studi – ha spiegato Mervyn Fleticher, responsabile per la comunicazione di Unicef in Sri Lanka – per capire quanti altri bambini ne hanno realmente bisogno. Anche il Governo dello Sri Lanka si sta muovendo in questa direzione, cercando di erogare maggiori servizi a favore dei bambini traumatizzati.

Fonte:

IRIN – Humanitarian news and analysis

 
2 settembre 2010
VIETNAM: ABUSO SU MINORI PIU’ COMUNE DI QUANTO SEGNALATO
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Il numero di casi di abuso infantile in Vietnam è nettamente aumentato nel 2010: un dato che desta molta preoccupazione anche perchè non comprende una vasta quantità di casi non segnalati alla polizia. A dirlo è Dam Huu Dac, Ministro del Lavoro, degli Invalidi e degli Affari Sociali del Vietnam.

Secondo i dati ufficiali, durante i primi sei mesi dell’anno sono stati vittima di abuso (sessuale e non) 704 bambini, triplicando il dato corrispondente ai primi sei mesi dello scorso anno. Il 13,5% dei bambini abusati avevano meno di sei anni, e il 37% avevano un’età compresa tra i sei e i 13 anni.

Po Me Nu, una studentessa quattordicenne appartenente a una minoranza etnica della provincia settentrionale di Dien Bien, ha inoltre spiegato che molte tra le ragazze che vivono nel suo vicinato sono state costrette a sposarsi a 13 o 14 anni. “Vengono spesso picchiate dai loro nuovi mariti, e minacciate perché non dicano nulla”.

Fonte:

AsiaOne News

 
1 settembre 2010
SUDAN: ESERCITO DEL SUD RINUNCIA UFFICIALMENTE AI BAMBINI SOLDATO
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31 Agosto - L’agenzia delle Nazioni Unite incaricata della protezione dei diritti dell’infanzia ha dato oggi il benvenuto al lancio di un programma del Governo Sudanese per bloccare l’utilizzo di bambini soldato nell’Armata sudanese per la Liberazione del Popolo (SPLA).

La formazione di un’unità per la protezione dei bambini in Sudan segue un piano d’azione firmato dalla stessa SPLA, che si impegna a rilasciare tutti i bambini dai suoi ranghi entro il mese di Novembre 2010, smettendo di sfruttare bambini soldato nel Sudan meridionale.

L’Unicef ha salutato il provvedimento come una pietra miliare per i diritti dei bambini in questo paese, dove la SPLA e Partito del Congresso Nazionale (NCP) hanno firmato un accordo di pace nel 2005 per scrivere la parola fine alla lunga guerra tra il Sud e il Nord del Sudan.

“Il lancio del programma testimonia l’impegno del governo sudanese e della SPLA per accelerare la creazione di un contesto dove i diritti di tutti i bambini siano rispettati” ha commentato Catherine Mbengue di Unicef, in una conferenza stampa nella città di Juba. “Ora devono essere prese misure concrete perché la SPLA rispetti gli obblighi”.

Fonte:

UN News Centre

 
31 agosto 2010
BOLIVIA: PREOCCUPANTI CONDIZIONI DI POVERTA’ INFANTILE
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L’Unicef ha recentemente diffuso le ultime statistiche riguardanti la condizione dell’infanzia in Bolivia, che mostrano una radiografia della povertà che influenza in particolar modo i bambini. Una buona parte della popolazione infantile boliviana vive infatti in condizioni di estrema indigenza, in stato di abbandono oppure sottomessa a diverse forme di violenza.

Secondo il rapporto di Unicef, due milioni di bambini vivono in condizioni di povertà estrema e almeno 800.000 bambini sono costretti a lavorare, spesso in condizioni rischiose (si tratta di bambini e adolescenti che hanno tra i 5 e i 14 anni). Viene inoltre segnalato che per sei minori ogni le necessità basilari non vengono soddisfatte, 6.000 bambini vivono nelle strade e circa 2.000 vivono in zone di detenzione insieme a uno o entrambi i genitori, mentre più di 32.000 sono accolti in istituti per bambini abbandonati.

Se questi dati sono preoccupanti, lo sono ancora di più quelli riferiti esplicitamente alle aree rurali della Bolivia, che riflettono l’alto grado di miseria in cui vive la maggior parte della popolazione dei paese nonostante tutti gli sforzi realizzati dallo Stato negli ultimi due decenni. Effettivamente, il documento di Unicef attesta che 9 bambini su 10, nelle zone non urbanizzate, vivono sotto la soglia della povertà.

Fonte:

La Jornada (Bolivia)

 
30 agosto 2010
INDONESIA: SFOLLATE 30MILA PERSONE PER ERUZIONE
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Altre ottomila persone sono fuggite dalle pendici del monte Sinabung, dopo una nuova eruzione del vulcano nel Nord Sumatra, portando ad almeno 30 mila il totale degli sfollati.

Il vulcano era “dormiente” da 400 anni. Da due giorni esso continua ad emettere fumo e ceneri e molti si attendono che vi sia anche un’eruzione di lava. Stamane, l’eruzione è avvenuta alle 6.30 (ora locale), creando un’enorme colonna di fumo alta almeno 2 mila metri. Almeno 31 villaggi sono stati evacuati, essendo a sei km dalla bocca del cratere. Il monte Sinabung si trova nella provincia di North Sumatra, a 1300 km a nord-ovest di Jakarta.

La protezione civile nazionale consiglia agli abitanti della zona e agli sfollati di indossare maschere. A causa delle ceneri disperse nell’atmosfera, un uomo è morto per problemi di respirazione.

Fra i vulcanologi vi è impaccio perché essi non conoscono molto sulle caratteristiche del monte Sinabung, essendo le sue attività rimaste sopite per lungo tempo.

L’Indonesia è considerata l’area nel mondo con il maggior numero di vulcani attivi: almeno 500, dei quali 68 sono i più pericolosi perché situati in zone popolose come Giava e Sumatra.

Fonte:

Asianews

 
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